Integrating Europe Online

Media training on European reporting

“We got deeper into functioning of the Union and also heard different but objective stories, positive and negative things. Speakers and trainers were very good and coming from different bodies connected to EU, so we could hear different opinions. Also was useful to find out where is Macedonia in the process of EU integrations and that experts are very positive about euro integrations of Montenegro” Read more »

EUreka!

EUreka! L’importanza di saper comunicare le istituzioni europee, con interventi del Presidente del Parlamento Europeo Jerzy Buzek, il caporedattore di Europarl tv Patrick Delfosse e Lorenzo Marsili, codirettore della piattaforma European Alternatives. Di Antonella Andriuolo ed Emanuela Pendola.

THE DUBLINERS

Rome: in the ex-Somalian embassy building there are 140 refugees that live in extremely bad conditions. After the fall of the Siad Barre’s regime and with the outbreak of the war, the government of Mogadishu wasn’t able to finance its Italian office anymore. So from 1991, the embassy has become a deserted place. Editing by Antonella Andriuolo and Emanuela Pendola – LumsaNews

 

Reporting from Tripoli

The EYJA network doesn’t just stick to Europe. As part of the European Youth Press, two young European journalists reported from the 2nd EU-Africa Youth Summit, in Tripoli.

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Being a woman and a journalist in Turkey

Interview: Frederike Geerdink, journalist (1)

Comparing to Turkey Holland is boring. And it is small. In Holland there is no discrimination, no human rights violation and Turkey is in that perspective much more developing. Holland is more like old population, everything is settled, it is sort of developed. In Turkey, population is young, economy is growing, democratisation process going on, there are so much issues going on, which is very important. I felt I have to go where real topics are Read more »

Different Visions of Europe

European Young Journalist Award 2010

Just when Europe goes through one of its biggest crisis – an economical international crack – many people analyze EU future. 33 European journalists met in Istanbul, in May. Their common features? Their youth, their interests, and their compromise with EU issues. In the third edition of the European Young Journalist Award, WAVE magazine analyzes EU enlargement through their works, their winning articles
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MUSIC: A bridge for cultures

This text-audio piece is part of our report. Those who were is Istanbul, could listen to it in the conference.Now, you can download it:

“Music. It is basically one of the most popular ways of communication. Far away from your senses’ simple desire to enjoy, it was made to express, tell, and even to represent a society.

Depending on the place, it serves different goals. In colonial times in Africa, it was considered a dangerous tool against European power. In this place, music was definitely (and it is actually) related to dance. Slaves used it to express themselves, but dancing, jumping and singing were usually forbidden: soldiers were afraid of them, they thought slaves were training to rebel.

Nevertheless, music can let us know what we are made of, what we think, how we feel…

Sometimes ­­(we can say “always”) it is the only way to communicate, when words aren’t enough, high walls stop our steps and we cannot understand what we considered “strange and disturbing habits”.

From East to West, from West to East, of Europe, music is able to overcome time and space looking for someone to listen to it. And he or she always appears. Do you know where these melodies come from?”

http://www.emartv.com/talleresradio10/MUSIC_BRIDGE.mp3

(Isabel & Slavomira)

Istanbul è.

Istanbul è. Partire con un’idea tornare con un’altra.

La cultura dell’interrogarsi

di Antonella Andriuolo

Istanbul è una città giovane. Le strade di Taksim, i vicoli di Moda, i viali di Kadıköy sono sempre pieni di ragazzi. Venire qui è interrogarsi sul proprio futuro, su quello che sarà il domani, sul concetto di identità e multiculturalità. Sono solo dei ponti a dividere il continente asiatico da quello europeo, ponti attraversati ogni giorno da centinaia di persone. Volti e sguardi che si incrociano mentre si beve una spremuta in uno dei tanti chioschi, mentre si compra qualche oggetto al Gran Bazar o mentre si ammira la Torre di Galata. L’occhio di un giornalista, però, non dovrebbe soffermarsi solo su questi aspetti. Un occhio critico e allenato dovrebbe guardare oltre, magari soffermandosi sulla voce della città. Sì, sulla voce. Cosa dice Istanbul? O, meglio, cosa ci dice Istanbul? Ogni città parla, e questa lo fa in modo particolare. Istanbul ci induce, per esempio, a ri-valutare il nostro concetto di integrazione.

La prima volta pensai che, qui, la vita è più dura che altrove. Quando si ha una pre-visione, intesa come un’immagine dettata dal pre-giudizio, il rischio che si corre è questo. Ma a nessuno si nega una seconda possibilità e Istanbul non la nega: le prime impressioni possono essere sbagliate. Una serata trascorsa in un pub, al centro della pista giovani come noi. Noi chi? Sempre gli stessi, quelli che, con una certa ingenuità, si erano lasciati trasportare dall’idea pre-costituita che avevano della società turca. Istanbul è una città confusa. Donne con il velo, donne senza, modi di vita differenti ma mai in contrasto. Libertà e tradizione. Perché il caos di Istanbul è la sua forza. Un’energia propulsiva che sembra irradiarsi anche dalle canne dei pescatori schierati sul ponte, una delle scene più tipiche che questa megalopoli riserva ai suoi visitatori.

15 milioni di abitanti non sono pochi ma i mezzi per muoversi sono tanti: il traghetto, che accorcia le distanze fra le due sponde, gli autobus, i filobus, i taxi e i Dolmuş, taxi collettivi dalle fermate prestabilite, economici e convenienti. È per questo che Istanbul è una città organizzata. Lo è anche quando si va nelle università, che ospitano campus moderni e sconfinati. Il canto del muezzin risuona anche qui. Navigando sul Bosforo, all’ora del tramonto, i minareti disegnano geometrie perfette che fanno incontrare cielo e terra. Insieme a fuoco e aria, sono proprio i quattro elementi a fare da filo conduttore nel programma degli eventi messo in agenda per “Istanbul Capitale Europea della Cultura 2010”.

Istanbul è una città colta. Oltre alla sua antichissima storia, può contare su un valore aggiunto: la cultura dell’accoglienza. Non sei straniero ad Istanbul, l’ospitalità è radicata nella gente e nelle cose. Abbiamo parlato con tante persone in questi giorni, alcune delle quali si sono trasferite qui ormai da anni. Il Prof. Scito, di origine italiana, insegna all’Università di Marmara; con lui abbiamo discusso sul mondo dei media e della comunicazione. Ma non solo: abbiamo anche viaggiato insieme e questo è stato, forse, uno dei modi più diretti per immergersi nella città. Viaggiare, partire, tornare.

Qual è dunque il messaggio che Istanbul trasmette? Quale la voce? Con un pizzico di prudenza, potremmo dire che la voce di Istanbul è una voce diversa, che non pretende di dare risposte ma che pone, al contrario, delle domande. La sua confusione, il suo disordine diventano allora il luogo ideale per ri-considerarla, per vederla sotto una nuova luce. La luce dell’interrogativo e l’immenso valore che questo ha ma che, spesso, nel quotidiano, si perde. Dire sì o no, mai forse. Vedere bianco o nero, mai le sfumature. Mettere un punto fermo invece che un punto interrogativo. Sempre. È qui, dunque, che Istanbul sembra lanciare un messaggio che somiglia più a un invito: sicuri di avere le idee chiare? Di voler mettere un punto fermo? Di conoscere il valore della domanda, della cultura dell’interrogarsi?

Talvolta lasciare una sospensione può essere davvero utile. Permette ai nostri pensieri di vagare, andare lontano, vicino, volare, migrare e attraversare ponti.

Non solo per andare avanti ma anche, quando serve, per poter tornare indietro.

Perceptions of Turkey: fashion designers, architects and dogs

With more news items than ever before, and more competition to attract consumers, editors and journalists have to make decisions fast. The stories they choose to publish  can influence the image of countries portrayed and reinforce their stereotypes. At the final conference of the European Young Journalist Award, young journalists discussed ways to change this tendency.

Zsuzsa Szabo Read more »

AFTER THE TRIP

SHORT IMPRESSIONS

Andrés Valdés, Spanish winner.

“Cuando pasas cerca de la casa de un amigo, sueles ir a llamarlo, ¿verdad? Bien, pues, este viaje ha conseguido crear lazos lo suficientemente fuertes como para conseguir que trabajar en Europa sea con los compañeros del colegio para hacer los deberes (después del recreo) :)

Roberto Yanguas, Spanish winner.

“Resulta muy difícil separar los sentimientos de la realidad. Allí es donde comienza el trabajo de los periodistas, pero, sin embargo, sigue siendo complicado. Con un grupo de gente tan enriquecedor y Estambul como telón de fondo, acuden a mi mente emociones y agradecimientos. Como experiencia, estos cinco días serán inolvidables y los lazos creados, unidos de manera inseparable a todas esas vivencias, serán difíciles de romper.

Sin embargo, de Estambul lo que recordaré, verdaderamente, no será el olor a especias, sino todos esos compañeros increíbles, gracias a los que he crecido tanto en tan poco tiempo”

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